Guerilla marketing e attirare l’attenzione non sono la stessa cosa

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Oggi vogliamo parlare di una branca del marketing che tende a finire nel dimenticatoio, sebbene in questo ambito ci siano state delle leggendarie campagne che hanno lasciato un segno nella memoria (e nel cuore) di molti. Stiamo parlando niente meno che del guerilla marketing. In questo articolo vorremmo andare a rispolverare un la storia del guerilla marketing fino a fare un punto sui suoi utilizzi nel presente.

Il guerilla marketing nasce negli anni ’80 quando tutti i marchi lottavano per avere visibilità sui tre canali principali (e nelle fasce d’orario più consone al loro target): radio, televisione, e carta stampata. Una visibilità dal costo molto alto, che spesso solo le grandi aziende potevano permettersi. La soluzione a questo problema fu ideata nel 1984 da Jay Conrad Levinson, Ex Direttore Creativo della Leo Burnett, che ideò la tattica del guerilla marketing con l’obbiettivo di fare comunicazione pur disponendo di budget limitati.

Al giorno d’oggi il guerilla marketing viene implementato sia dalle grandi e piccole aziende sia per il contesto socio-economico, sia per i vantaggi di questo tipo di comunicazione.

La recessione economica infatti, ha costretto molte grandi aziende a rivedere i loro budget di comunicazione, adottando così la strategia del guerilla marketing per molte delle loro campagne. In secondo luogo, la frammentazione dei media l’overload d’informazioni (specialmente sulle piattaforme digitali) hanno reso catturare l’attenzione del proprio target un’impresa sempre più ardua. Ed è qui che entrano in gioco i benefici del guerilla marketing:

1.    L’Effetto Sorpresa: con consumatori sempre più disincantati da qualsivoglia messaggio pubblicitario e soglie d’attenzione che non superano gli 8 secondi, il guerilla marketing si propone di sorprendere con un messaggio non-convenzionale, fuori dagli schemi, e del tutto inedito. L’effetto sorpresa riesce così ad aumentare il livello di attenzione, la rilevanza del marchio per il consumatori, le call-to-actions, e le vendite.

2.    La visibilità: la forte viralità delle campagne di guerilla marketing, che sono sempre oggetto di forte attenzione mediatica, aumentano senz’altro la visibilità globale del marchio e quindi dell’azienda stessa.

Campagne di guerilla marketing sono state implementate da brand nei settori più disparati mostrando la versatilità di questo mezzo: da McDonald’s, Heineken, Nestlé, Adidas, Samsung, da associazioni ambientaliste e da società di assicurazione come il Gruppo Generali.

Oggi, talvolta, si tende a confondere il guerilla marketing con il semplice atto di “attirare l’attenzione” in maniera non convenzionale. A tal proposito quotiamo quanto riportato da uno dei maggiori esperti nell’ambito Andrea Frausin nell’articolo per Marketing Inside «Se vuoi far parlare di te, […] basta andare nel centro della propria città, spogliarsi e gironzolare finché arrivano i poliziotti e ti portano in centrale e domani avrai la prima pagina del quotidiano locale. Ma non per questo un’azione di questo tipo va considerata un’azione di Guerrilla Marketing.»

Per evitare di cadere in questo fraintendimento vanno considerate le seguenti regole di base, proposte dallo stesso Levinson, ma sempre valide per qualsiasi azione di marketing.

  •  Individuare il proprio target o un gruppo ristretto di persone (in questo modo sarà più facile da targetizzare);
  • Tenere sempre a mente l’identità del proprio business. Questo significa adattare tutte le attività di comunicazione (anche quelle non comuni come il Guerilla Marketig) ai valori e al tono di voce del proprio brand;
  • Stabilire il proprio budget;
  •  Individuare i canali e strumenti di comunicazione adatti

Inutile dire che ancora prima di tutti questi step è necessario porsi la fatidica domanda: “Cosa voglio che il mio target faccia o pensi? Cosa posso fare perché ciò accada?” In poche parole, conoscere i propri obbiettivi. Bisogna conoscere la propria meta per arrivare a destinazione.