Il Biodesign: un packaging 100% sostenibile

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Il packaging ricopre diverse funzioni: prima fra tutte quella di proteggere e conservare il prodotto durante il trasporto e sugli scaffali del supermercato, ma anche quella di rappresentare l’identità e i valori del marchio attraverso colori, descrizioni, forme e precisi. Il packaging è uno strumento marketing essenziale per tutti quei prodotti che non richiedo un grande impegno nel processo decisionale da parte del consumatore. I beni di largo consumo sono un chiaro esempio. Quanto tempo impieghiamo per decidere quale dentifricio, succo di frutta, o detersivo scegliere? In che misura influisce il packaging nella nostra scelta? Nel primo caso la risposta è “pochissimo”, mentre nel secondo “tantissimo”.  Moltissime informazioni sul prodotto vengono fornite al consumatore al momento dell’acquisto tramite il packaging, senza alcuna ricerca pregressa.

A parte i colori sgargianti e le promesse allettanti, i consumatori sembrano preferire un packaging eco-sostenibile. Infatti, l’inquinamento ambientale, il surplus di rifiuti, ma soprattutto la sensibilità dei consumatori, verso questa problematica, ha portato molti marchi a rivedere il loro contributo per la sostenibilità ambientale. Una questione che non sta a cuore solamente le nuove generazioni di consumatori: una ricerca di IPSOS ha infatti rivelato come 66% degli intervistati in Italia tra i 50 e i 60 anni vorrebbero un packaging più sostenibile, mentre il 68% è disposto a pagare un prezzo superiore purché il prodotto provenga da un’azienda che attua politiche ambientali rigorose.

La nuova frontiera del packaging sostenibile è rappresentata dal Biodesign. Un progetto che coinvolge biologi, designer, e aziende per creare delle soluzioni di imballaggio 100% sostenibili. Possiamo suddividere le soluzioni in 4 categorie principali.

1. Packaging idrosolubile: Questo tipo di packaging, è realizzato con materiale polivinilico, non tossico. È comunemente utilizzato per contenere il detersivo per le capsule della lavatrice o della lavastoviglie. In Italia, ci sono aziende che si specializzano nella produzione di film idrosolubile per conto terzi, aziende di nicchia che hanno adottato direttamente questo sistema di produzione, e anche marchi ben conosciuti che hanno ripensato i loro prodotti in quest’ottica. Un esempio è dato da Emulsio Salvambiente® che ha messo sul mercato ricariche di detersivo idrosolubili.

2. Packaging derivato dalle alghe: Questo tipo di packaging è stato ideato dalla Designer cilena Margarita Talep. È derivato dall’alga bruna e viene smaltito 4-6 settimane. È particolarmente adatto per le confezioni a contatto con il cibo, in quanto anche commestibile.

3. Packaging derivato dagli scarti vegetali: Si tratta di carta riciclabile ottenuta di fibre di scarti vegetali come canna da zucchero, pomodoro, fagioli, scarti di produzione dello champagne e della crusca. L’idea arriva dall’azienda vicentina Pedon che ha realizzato Crush Fagiolo: la prima carta per il packaging eco-sostenibile, 100% riciclabile, ottenuta dagli scarti di lavorazione dei fagioli. Un esempio ci viene dato anche dalla casa di champagne francese Veuve Clicquot che nel 2015 ha realizzato un packaging interamente sostenibile, derivato dalla lavorazione degli scarti d’uva.

4. Packaging usa-e-pianta: Il packaging usa-e-pianta è un packaging alimentare molto innovativo, ideato dal designer slovacco Michal Marka. Alla polpa di cartone vengono aggiunti farina e amido. Dopo essere stato usato, la confezione viene utilizzata come vasetto per coltivare erbe aromatiche: i semini si possono trovare sotto l’etichetta del packaging.

Insomma, le idee e la tecnologia ci sono. L’impegno dei consumatori si sente forte e chiaro. Mancherebbe, soprattutto da parte delle grandi aziende produttrici di beni di largo consumo (e di rifiuti), la voglia di cambiare, di rigenerarsi, con coraggio e per un futuro migliore.